escursioni alla scoperta di sapori e saperi d'Abruzzo

Curiosità

I Fuochi di S. Giovanni

La festa di S. Giovanni coincide con la festa celtica del Solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima inclinazione rispetto all’equatore celeste, e comincia l’estate. Nelle società contadine e pastorali la notte del 24 di giugno, la più corta dell’anno, fin dall’era precristiana era considerata carica di significati: vi si ritrovano riti esaltanti i poteri della luce, del fuoco e dell’acqua per propiziare una terra feconda di frutti e di messi. In tutte le campagne si attendeva il sorgere del sole con l’accensione di falò sulle colline e sui monti per mettere in fuga le tenebre: attorno ad essi si cantava e si ballava, si bruciavano erbe e si attendeva l’alba per raccogliere la rugiada dai fiori e bagnarsene gli occhi, un gesto di purificazione per la religione cristiana. Si raccoglievano l’artemisia ,il noce, la verbena, l’achillea ,il sambuco, la melissa, e il più noto di tutti l’iperico detto anche fiore di San Giovanni, conosciutissimo per le sue proprietà già dal tempo dei romani. La credenza popolare ne faceva anche un potente “scaccia diavoli” soprattutto se raccolto alla mezzanotte del 24 Giugno e bagnato con la rugiada del mattino.
Tali antichissimi riti sopravvivono ancora oggi in molte zone rurali. Tra queste Collepardo, un borgo medievale sui Monti Ernici, dove grazie all’attività dell’Associazione “ Hortus Hernicus” è ancora possibile assistere ai riti propiziatori all’arrivo dell’estate tra la magia dei falò, la raccolta delle erbe, e ovviamente, canti balli. In questa serata è d’obbligo l’assaggio di deliziose bevande e liquori prodotte dagli erboristi della antica distilleria Sarandrea che tramanda da generazioni ricette per la preparazione di prodotti a base di erbe e radici tutte locali.

Itinerario: L’orto del centauro

Abruzzo La Regione dei Parchi

La Regione Abruzzo, con i suoi quattro Parchi Gran Sasso Laga, Maiella, Parco Nazionale d'Abruzzo e il Parco Regionale del Sirente Velino e ben cinque Riserve, è la regione d'Europa con la maggior quantità di territorio protetto, e giustamente definita "Regione verde d'Europa".
Partendo dal Parco Nazionale d'Abruzzo, primo istituito in Italia nel 1922, percorreremo le sue valli e i suoi boschi centenari dove non è difficile imbattersi in cervi , caprioli, cinghiali ,e nei casi più fortunati , osservare il mitico Lupo Appenninico o il pacifico Orso bruno Marsicano, simbolo vivente della coesistenza tra uomo e animale selvatico. Affronteremo così le vette del Gran Sasso d'Italia, con i 2912 m di altitudine del Corno Grande, la cima più alta dell'Appennino; ci misureremo con l'imponenza del Massiccio della Majella , dove ci lasceremo incantare dai suoi paesaggi affascinanti e dalla spiritualità dei suoi eremi, o ancora dagli spettacolari paesaggi del Parco del Sirente Velino , piccolo nucleo di dolomiti incastonato nell'Appennino Centrale Italiano.

Itinerario: Gran Sasso Majella & co

Andar per tratturi

Sicuramente una delle vie di comunicazione più antiche d’Italia, il tratturo Pescasseroli- Candela istituito nel 1447 da Alfonso 1° D’Aragona è stato per quattro secoli un percorso che univa territori molto diversi tra loro , dai tipici stazzi montani delle montagne Abruzzesi alla sterminata pianura del Tavoliere di Puglia. Non c’è luogo, tradizione, gastronomia o festività religiosa in questi luoghi che non abbia avuto a che fare con la pastorizia transumante dal 1500 in poi , quando milioni di capi di bestiame transitavano sulla rete tratturale estesa per ben 3000 km tra l’Abruzzo, il Molise,la Puglia e parte della Campania. Il periodico spostamento delle greggi d’estate sulle montagne d’Abruzzo , con il conseguente incontro con gli abitanti selvatici del luogo, Lupo ed Orso in primis , il trasferimento autunnale nei climi più dolci della Capitanata di Puglia, scandivano il passare del tempo , influivano sulla vita sulla cultura e sulla religiosità dei pastori. A Pescasseroli , luogo di partenza di uno dei Tratturi Regi, a causa della transumanza, d’inverno il paese rimaneva abitato solo da donne, bambini e anziani. Si svilupparono addirittura due modi di parlare lo stesso dialetto: uno usato dalle donne , e uno parlato dagli uomini che, passando circa otto mesi sul Tavoliere, lo modificavano inevitabilmente per effetto dell’interazione con altre culture e altri idiomi. Tra aneddoti, racconti e un cammino lento e accorto non è difficile ancora oggi scorgere i resti di una civiltà pastorale purtroppo scomparsa.

Itinerario: Il tratturo Pescasseroli Candela

Il brigantaggio borbonico

La “Tavola dei Briganti” sul massiccio della Majella è una delle molte testimonianze del periodo del brigantaggio borbonico che ebbe i suoi momenti più acuti tra il 1860 e il 1870. Qui, su grossi lastroni di pietra incisi da briganti e pastori nell’800 si ricorda: “nel 1820 nacque Vittorio Emanuele II Re d’Italia primo il 60 era il regno dei fiori ora è il regno della miseria”. Il fenomeno del brigantaggio interessò per un lungo periodo tutto l’Appennino Centrale dall’Abruzzo fino in Aspromonte e i segni lasciati da questo periodo buio della nostra storia sono ancora evidenti in montagna e nelle foreste della zona. Il fortino Blokhaus è solo uno dei resti che incontreremo nel nostro viaggio a piedi nella storia dell’unità d’Italia, nei territori del Regno delle due Sicilie e dello Stato Pontificio, dove imperversavano famose bande di briganti come quelle dei temibili Crocco, Crocitto, Fuoco, Chiavone.

Itinerario: Sulle orme dei Briganti

La via del formaggio

Un viaggio enogastronomico in Abruzzo non può prescindere dalla conoscenza del territorio attraverso uno dei suoi protagonisti principali , la mite pecora. Sin dal tempo dei Sanniti e dei Romani l’allevamento ovino è stato sinonimo di ricchezza poichè dalla pecora si ricavava oltre che la pregiata lana, un altro prodotto forse più importante della carne, il formaggio. Il filo conduttore del nostro viaggio a piedi è la ricerca, l’assaggio e l’incontro con quelle poche realtà , purtroppo, che con fatica riescono ancora ad allevare ovini e mucche e ad ottenere formaggi che esprimono tradizione e cultura.

Itinerario: La via del formaggio

Il Parco Nazionale d’Abruzzo

C’è ancora un luogo in Italia dove ancora riesce a sopravvivere un animale come l’orso, questo luogo è il Parco Nazionale d’Abruzzo , un ampio territorio nella zona più interna dell’Appennino centrale. Un vero e proprio scrigno di biodiversità si svela ai nostri occhi, basta allontanarsi di poco dai paesini per trovarsi dentro faggete secolari, valli completamente ricoperte dalla vegetazione , e montagne che ancora ospitano il camoscio , padrone incontrastato delle zone più impervie . La presenza dell’uomo su questo territorio è data solo dagli stazzi nei pascoli d’altura , una volta destinati alle pecore e adesso luogo di osservazione privilegiata per cervi ,caprioli e per il loro antagonista di sempre il Lupo Appenninico. Il parco è un esempio di come la faticosa convivenza tra l’uomo e l’animale selvatico , possa arrivare a condividere lo stesso territorio cosi come avviene da sempre in questi luoghi ...camminarci per credere!

Itinerario: Protagonisti del Parco

Trieste

Trieste è famosa ai più per il suo vento, la Bora. è la cosiddetta “Sella della Bora”, la zona dove l’aria fredda si incanala e scende impetuosa sul golfo triestino ad iniziare i nostri viaggi a piedi “sconfinati” tra Italia e Slovenia, alla scoperta di una piccola area caratterizzata da una omogenea varietà di ambienti, culture e sapori. Filo conduttore e è il fiume Timavo, dal percorso misterioso, che nasce in territorio sloveno per sfociare nel Mar Adriatico italiano e che, “timido”, si fa vedere solo ogni tanto lungo il suo tragitto prevalentemente sotterraneo. Dai Laghi di Doberdò e di Pietrarossa, che costituiscono uno dei pochi esempi di lago-stagno carsico in Europa, ci si ricongiunge con il sentiero Kugy, che si sviluppa quasi interamente sul ciglio del costone carsico, con panorami mozzafiato sul mare del Golfo di Trieste. Dalla Val Rosandra fin su al Monte Nevoso, da Matavun a Lokev per arrivare infine alla verde Lipica, sede delle note scuderie, dove vengono allevati i cavalli lipizzani.

Itinerari: Trieste ed il Carso triestino | Slovenia | Pasqua nel carso triestino

Percorsi Enogastronomici Abruzzo - Boccia Domenico - Via della Bastiglia, 5 - 22100 Como - 338 6903250
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